Siamo attrezzati per affrontare la crisi della plastica?

Autore: Laura Peano

Il 2022 può segnare un punto di svolta, se le azioni corrisponderanno agli impegni.

Cominciamo con le buone notizie: le più grandi multinazionali consumatrici di plastica al mondo hanno ridotto il loro consumo di plastica vergine per il secondo anno consecutivo – dell’1,2% tra il 2020 e il 2019. Secondo la Ellen MacArthur Foundation (EMF), che guida il Global Commitment – gli impegni sottoscritti, questa tendenza potrebbe consolidarsi e la percentuale scendere ulteriormente con l’avvicinarsi degli ambiziosi obiettivi per il 2025.

EMF ha comunque evidenziato che i firmatari dell’impegno dovranno agire ad un ritmo molto più sostenuto dell’attuale, per muoversi verso un’economia circolare incentrata sullo smaltimento e il riutilizzo. Il World Wildlife Fund (WWF) stima che il costo ecologico, sociale ed economico della plastica prodotta nel solo 2019 abbia superato i US$3.7 trillion — 3.700 miliardi di dollari, più del PIL dell’India. Gli analisti del WWF stimano che entro il 2040, il danno collettivo causato dalla plastica potrebbe arrivare a 7.100 miliardi di dollari all’anno.

Motivazione, conoscenza e strumenti: le aziende dispongono praticamente tutto ciò di cui hanno bisogno per ridurre il consumo di plastica in tutto il mondo.

Ma non deve per forza finire così. Una combinazione di politiche pubbliche più forti, innovazioni tecnologiche, leadership aziendale ambiziosa e attivismo possono ancora ridurre sensibilmente il problema della plastica, e velocemente.

Le aziende hanno fatto passi significativi nel 2021 per organizzarsi ad agire sulla plastica, con risultati importanti frutto di collaborazioni intersettoriali e nuove risorse che hanno il potenziale per far crescere significativamente l’impatto. Ecco come l’ago della bilancia si è mosso l’anno scorso e cosa ci aspetta nel 2022.

Eliminare, innovare, far circolare

Quest’anno, le aziende hanno intensificato il loro impegno nei programmi di responsabilità estesa del produttore – extended producer responsibility (EPR), sistema di raccolta e corretto smaltimento, che consente di mantenere gli imballaggi “nell’economia e fuori dall’ambiente“.

Più di 150 aziende e altre organizzazioni, tra cui Quantis, si sono impegnate a sostenere i programmi EPR, che richiedono alle aziende che utilizzano imballaggi di investire fondi sufficienti per la raccolta, lo smistamento e il riciclo dei rifiuti dopo l’uso. “Senza queste politiche, è improbabile che la raccolta e il riciclo degli imballaggi siano estesi in maniera significativa e decine di milioni di tonnellate di imballaggi continueranno a finire nell’ambiente ogni anno”, avverte l’EMF.

Allinearsi rispetto alle migliori prassi per la gestione aziendale della plastica

Lo scorso febbraio, Quantis, Verra, EA e South Pole hanno presentato le Linee Guida 3RI per la Gestione Aziendale della Plastica “Guidelines for Corporate Plastic Stewardship”, il primo framework completo su scala globale per aiutare le aziende a gestire e ridurre in modo verificabile la loro impronta di plastica – plastic footprint.

Le linee guida includono modalità di valutazione dell’impronta di plastica, basate sulle linee guida del Plastic Leak Project Quantis, iniziative di mitigazione all’interno e all’esterno della catena del valore, e consigli rispetto alla governance aziendale delle iniziative riguardanti la plastica.

La sostenibilità deve entrare a far parte del processo di progettazione: eco-design

Noi di Quantis abbiamo lanciato eQopack, un nuovo tool per l’eco-design, sviluppato per i progettisti, per aiutarli a valutare l’impatto ambientale del packaging. I designer usano eQopack per incorporare fin dall’inizio i principi di ecodesign nei loro progetti.

I dati sull’inquinamento della plastica diventano globali

Il nostro partner EA – Environmental Action ha lanciato la piattaforma PLASTEAX per rendere trasparenti e accessibili i dati sulla gestione dei rifiuti in plastica e sulle dispersioni. Basato sulla National Guidance for Plastic Pollution Hotspotting and Shaping Action, una metodologia che abbiamo sviluppato con EA per le Nazioni Unite e altre ONG, PLASTEAX fornisce una solida base su cui i decisori aziendali possono agire e monitorare i progressi sulla base dei migliori dati disponibili relativi ai polimeri e con granularità nazionale.

Cosa ci aspetta nel 2022

Il prossimo anno promette di essere interessante. Ci aspettiamo una serie di tappe fondamentali:

  • Dal 14 gennaio 2022, anche l’Italia ha recepito la direttiva europea 904, SUP (Single Use Plastic) che, in vigore dal 3 luglio 2021 – esprimeva un deciso stop alla plastica monouso – oggetti usa e getta e attrezzi da pesca quali piatti di plastica, cotton-fioc, posate e bacchette, tappi e cannucce, bastoncini per palloncini, ami, buste e sacchetti. Attraverso il decreto legislativo 196 è stata implementata la messa al bando dei prodotti prescritti, con l’esclusione nazionale di quelli biodegradabili e compostabili che presentino una percentuale di materia prima rinnovabile superiore al 40%, e consentendo ai venditori lo smaltimento delle scorte a magazzino.
  • Nel febbraio 2022, alla prossima sessione dell’Assemblea per l’Ambiente delle Nazioni Unite, i delegati di tutti i 193 governi membri si riuniranno per negoziare un trattato sulla produzione di plastica, una misura che l’EMF, il WWF e altri ritengono sia necessaria per guidare l’azione globale sull’inquinamento da plastica. Come hanno scritto in un recente rapporto, “L’inquinamento da plastica è un problema globale che richiede una soluzione globale“. Ci sono buone probabilità che queste discussioni sfocino in un vero e proprio trattato.
  • Sempre nel primo trimestre del 2022, il World Business Council for Sustainable Development pubblicherà il suo Sustainable Packaging Framework, come parte del  circular sustainability assessment in materia di packaging, creato in collaborazione con Quantis, EA e South Pole. Questo quadro propone un approccio unico al processo decisionale degli imballaggi sostenibili, supportando le aziende nella navigazione in tutti gli aspetti dell’impatto ambientale della progettazione degli imballaggi. Questo consentirà alle aziende di parlare un linguaggio comune lungo tutta la catena del valore e di avere una maggiore credibilità.
  • A metà del 2022, ci sarà un aggiornamento della Direttiva europea sugli imballaggi. Ci aspettiamo progressi significativi di natura regolatoria, compreso l’obbligo che entro il 2030 tutti gli imballaggi dell’UE siano riutilizzabili o riciclabili. Le nuove regole sono destinate a espandere il mercato delle materie prime seconde con contenuto riciclato obbligatorio per gli imballaggi. Si prevede anche un framework normativo per le plastiche biodegradabili e a base biologica, e misure più stringenti sulla plastica monouso.
  • Plastic credits — Si tratta di “crediti”, certificati nati sul modello dei crediti di carbonio e focalizzati sulla raccolta e riciclo dei rifiuti in plastica.  Nel 2022 ne aumenterà la popolarità, poiché le aziende cercheranno di compensare il loro uso – della plastica – con la rimozione di rifiuti plastici dall’ambiente. Anche se non possono sostituire la riduzione, il mercato dei crediti può aiutare le aziende a raggiungere lo zero netto di dispersioni di plastica prima del previsto.
  • Nel quarto trimestre del 2022, si aprirà il dibattito pubblico su una proposta EU per ridurre l’inquinamento da microplastica. Si tratta di misure progettate per ridurre la presenza di microplastiche rilasciate involontariamente da pneumatici, tessuti e pellet di plastica, aumentarne etichettatura e regolamentazione e incoraggiare una maggiore ricerca sui rischi e sulla presenza di microplastiche nell’ambiente, nell’acqua di rubinetto e nel cibo.
  • I programmi EPR prenderanno piede nei paesi del nord del mondo, quindi le imprese dovrebbero aspettarsi tasse aggiuntive per finanziare la raccolta e il trattamento dei rifiuti. In Asia e in Africa, dove il bisogno di sostegno alle infrastrutture di riciclo è più urgente, le aziende devono fare il primo passo, anche anticipando le decisioni dei governi locali.
  • È probabile che più rivenditori seguano l’esempio di Tesco nell’imporre criteri rigorosi per gli imballaggi dei prodotti. Le aziende si troveranno al centro di una pressione crescente per progettare imballaggi riciclabili e / o riutilizzabili.

Se le azioni corrisponderanno al livello di impegno visto nel 2021, saremo presto in grado di fare notevoli passi in avanti nel contenere i danni legati all’inquinamento da plastiche.

Laura Peano è la Responsabile Global Plastics & Packaging Quantis.

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